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Tito Pasqui nella guida di Casadei: tracce di una presenza discreta ma decisiva

Le citazioni di Tito Pasqui su “Forlì e dintorni” (1928) di Ettore Casadei tra cultura civica, donazioni e memoria urbana


La Guida “Forlì e dintorni”, pubblicata nel 1928 da Ettore Casadei si presenta come un’opera che va ben oltre la semplice funzione turistica, configurandosi piuttosto come una sintesi erudita della storia, dell’arte e dell’identità urbana di Forlì. Casadei, profondo conoscitore delle fonti locali e della tradizione storiografica romagnola, costruisce un testo che accompagna il lettore attraverso la città non solo nello spazio, ma anche nel tempo, intrecciando la descrizione dei luoghi con la ricostruzione delle vicende storiche che li hanno prodotti. Ne risulta una guida che riflette pienamente il clima culturale del primo Novecento, quando la valorizzazione delle realtà locali si saldava a un forte impianto documentario.

All’interno dell’opera si trovano effettivamente richiami ad altri studiosi della tradizione romagnola, tra cui Tito Pasqui, figura importante per gli studi storico-artistici su Forlì tra Otto e Novecento morto qualche anno prima: nel 1925. Il riferimento a Pasqui conferma come Casadei si collochi consapevolmente in una linea di continuità con la storiografia locale precedente, utilizzandone i contributi come base ma rielaborandoli in una forma più organica e accessibile. Questo dialogo implicito con gli studiosi che lo hanno preceduto contribuisce a dare alla guida un carattere non isolato, bensì inserito in una tradizione di ricerca condivisa.

Dal punto di vista stilistico, il testo si distingue per un equilibrio interessante tra rigore e divulgazione. La lingua è sorvegliata, talvolta leggermente arcaizzante, ma non pesante: Casadei evita l’eccessiva tecnicità accademica e preferisce una prosa chiara, ordinata, capace di accompagnare il lettore con continuità. Le descrizioni dei monumenti non sono mai puramente elencative, ma si arricchiscono di notazioni storiche e interpretative, spesso condensate in periodi piuttosto ampi e ben articolati, secondo un gusto ancora ottocentesco. Si percepisce una forte attenzione alla precisione dei dati, ma anche una certa volontà narrativa, che rende la lettura scorrevole e, a tratti, quasi “raccontata”.

In definitiva, la guida di Casadei rappresenta un esempio significativo di scrittura storico-divulgativa del primo Novecento: un testo che informa, interpreta e al tempo stesso costruisce un’immagine coerente della città, collocandola entro una memoria storica condivisa e riconoscibile. È tuttavia nelle citazioni puntuali disseminate nel volume che emerge con maggiore chiarezza il profilo civico di Tito Pasqui, non solo come studioso, ma come protagonista attivo della vita culturale forlivese, in particolare attraverso donazioni e contributi concreti alle istituzioni cittadine.

Alle pagine dedicate alla Biblioteca (pp. 237 e 240), il nome di Pasqui compare in un contesto che evidenzia una rete di benefattori e sostenitori della crescita culturale pubblica. A pagina 237 si legge: “Gli aumenti successivi sono dovuti all’Avv. Ulisse e Prof. Domenico Pantoli, al Conte Pietro Guardini, che essendo Gonfaloniere, alla Biblioteca fissò sul bilancio del Comune una dote annua di scudi 300, al Card. Giuseppe Bofondi, al Conte Carlo Cignani, juniore, al prof. Giovanni Geremè Santarelli e ad altri non meno generosi donatori, fra cui al Comm. Antonio Santarelli, al Gr. Uff. Tito Pasqui, e al Comm. Conte Ercole Gaddi Pepoli”. Qui Pasqui è inserito in un elenco selezionato di figure che hanno contribuito in modo tangibile all’arricchimento del patrimonio librario e istituzionale: non un semplice studioso, dunque, ma un attore della costruzione materiale della cultura cittadina.

Poche pagine dopo, a pagina 240, il riferimento si fa ancora più concreto e legato alle collezioni: “Nella VI saletta si conservano le preziose collezioni dantesca della Crusca, e quelle dell’Avv. Antonio Santarelli e del Commendator Tito Pasqui”. Anche in questo caso, il contributo di Pasqui si configura come donazione diretta, segno di una partecipazione attiva alla formazione di nuclei collezionistici di valore.

Un ulteriore riscontro si trova nella sezione dedicata alla Pinacoteca (p. 307), dove compare l’abbreviazione “C. Pasqui”, indicativa del titolo di Commendatore. Il passo recita: “Alla Galleria delle stampe è annessa anche una raccolta di disegni a matita nera e rossa di Carlo e Felice Cignani, Carlo Maratta, F. Cicognani, Gandolfi, Dalla Nave, e d’altri pittori forlivesi; doni di Camillo Versari, C. Pasqui, Augusto Matteucci Bordi, L. Buscaroli, M. Loschiavo, Emilio Marri e d’altri”. Ancora una volta, Pasqui appare tra i donatori, contribuendo alla formazione di una raccolta artistica che arricchisce il patrimonio pubblico. La sua presenza è discreta, ma costante, e si inserisce in una dinamica di mecenatismo diffuso tipica delle élite locali del tempo.

Alla pagina 312, nella sezione dedicata al Museo del Risorgimento, il riferimento assume una sfumatura diversa, più legata alla memoria personale e storica: nella Sala del Risorgimento si conservano “ricordi del reduce garibaldino Grand’Uff. Tito Pasqui”. Qui emerge il Pasqui protagonista della storia nazionale, testimone diretto degli eventi risorgimentali, la cui esperienza viene trasposta nello spazio museale come elemento di memoria condivisa.

Infine, a pagina 350, il nome di Pasqui compare in relazione a un intervento concreto sul tessuto urbano e istituzionale. Parlando del Teatro Santarelli, si ricorda come, dopo la sua breve esistenza, “in seguito il terreno fu adibito quale Orto sperimentale addetto all’Istituto Tecnico, e negli avanzi del primo corpo dei fabbricati, per interessamento del Comm. Tito Pasqui, ebbero la Scuola d’Agricoltura con annesso Laboratorio”. In questo caso, il contributo non è soltanto culturale in senso stretto, ma si estende all’ambito educativo e tecnico, dimostrando una visione ampia del progresso cittadino.

Nel complesso, le citazioni presenti nella guida di Casadei restituiscono un’immagine articolata di Tito Pasqui: studioso, donatore, protagonista civile e testimone storico. La sua presenza non è mai enfatizzata, ma emerge con continuità in contesti diversi, delineando il profilo di una figura profondamente integrata nella vita culturale e istituzionale di Forlì tra Otto e Novecento. Una presenza, appunto, discreta ma decisiva.

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