In evidenza

Tito Pasqui e il progresso di Barolo

Tito (e un altro) Pasqui a Roma

 

Ci sono libri che non si limitano a raccontare una città, ma finiscono per restituire frammenti inattesi di una memoria familiare, ed è esattamente ciò che accade sfogliando "Roma romagnola" (Edizioni Roma Centro Storico, 1982) di Armando Ravaglioli, un’opera costruita come un mosaico di presenze romagnole nella capitale, tra figure note e altre quasi invisibili, che emergono all’improvviso tra le righe con una forza sorprendente. In questo intreccio di storie mi sono imbattuto in due Pasqui, lontani nel tempo ma uniti da un’origine comune e da un filo che conduce al ramo di Schiavonia della famiglia, e il contrasto tra le loro vicende dice molto più di quanto possa sembrare a una prima lettura. Da un lato compare Tito Pasqui, figura ben delineata e inserita a pieno titolo nella storia pubblica, descritto con precisione nel testo: 

"Da Forlì (1846-1925), ingegnere, combattente a Mentana nella colonna Garibaldi, divenne funzionario del Ministero dell’Agricoltura e in Roma nel 1909, presidente della Commissione bonifica dell’Agro Romano. Aveva rappresentato Forlì alla Camera per la XX Legislatura (1897)." 

In queste parole si condensa una traiettoria tipica di una certa Romagna ottocentesca, capace di produrre tecnici, amministratori, uomini impegnati tanto sul campo quanto nelle istituzioni, protagonisti di quella trasformazione che ha contribuito a plasmare la Roma moderna, soprattutto nella gestione e nel recupero dell’Agro Romano, spazio simbolico e concreto di un’Italia che cercava di organizzarsi e crescere. 

Ma accanto a questa figura solida e riconoscibile, quasi a controcanto, affiora Giovanni Pasqui, molto meno noto e per questo forse ancora più prezioso nella sua testimonianza, descritto così: 

"Di Forlì (1822-1875), macellaio; soldato del Battaglione Pietramellara alla difesa di Roma dove ebbe al suo fianco la sposa, Angela Sirotti, vivandiera, catturata dai Francesi il 29 giugno 1849." 

Qui la prospettiva cambia radicalmente e la storia si fa più concreta, più umana, meno istituzionale e più vissuta, perché Giovanni non è un ingegnere né un deputato ma un uomo del popolo, un macellaio che si trova coinvolto nella difesa della Repubblica Romana, portando con sé anche la propria dimensione familiare, incarnata nella figura della moglie Angela (che in realtà di cognome faceva Cerotti), presenza straordinaria e coraggiosa, capace di condividere il rischio e la fatica fino alla cattura, in un episodio che restituisce tutta la durezza e la partecipazione diretta di quei giorni. 

È proprio nel mettere insieme queste due figure che il libro rivela la sua forza, perché mostra come la presenza romagnola a Roma non sia stata solo quella dei protagonisti ufficiali, ma anche quella di una moltitudine di individui comuni, provenienti da contesti diversi ma legati da una stessa origine, e il ramo di Schiavonia della famiglia Pasqui si inserisce esattamente in questa dimensione, come un filo meno visibile ma non per questo meno significativo, capace di unire storie di ascesa sociale e di impegno civile con vicende più umili ma profondamente radicate nella realtà storica del Risorgimento. In questo senso, Roma romagnola non è soltanto un repertorio di nomi, ma diventa uno spazio in cui le genealogie si intrecciano con la storia nazionale, e dove anche un nome che potrebbe sembrare secondario, come quello di Giovanni Pasqui, acquista un peso specifico proprio perché rappresenta quella parte di famiglia e di comunità che raramente trova spazio nei racconti ufficiali ma che ne costituisce la base viva, mentre Tito Pasqui, con il suo percorso più documentato e istituzionale, offre il contrappunto necessario per comprendere l’ampiezza e la varietà di questa presenza romagnola a Roma. 

Così, pagina dopo pagina, il libro finisce per trasformarsi in qualcosa di più di una semplice ricostruzione storica, diventando una sorta di mappa affettiva e culturale in cui anche il ramo di Schiavonia trova il proprio posto, non come una nota marginale, ma come parte integrante di una storia familiare e collettiva che continua a riaffiorare ogni volta che qualcuno si prende il tempo di leggere e riconoscere quei nomi.

Commenti