Una tessera con i bollini dal 1921 al 1923 e un distintivo smaltato documentano l'appartenenza dell'ingegnere e agronomo forlivese al Touring Club Italiano. Resta da scoprire quando ebbe inizio un legame molto più antico
Una tessera ingiallita, una fotografia, tre bollini colorati e una piccola spilla di metallo smaltato. Sono le testimonianze dell'appartenenza di Tito Pasqui al Touring Club Italiano, un'associazione che tra Ottocento e Novecento contribuì a trasformare il modo di viaggiare, conoscere e rappresentare l'Italia. I documenti conservati riguardano gli ultimi anni della vita dello studioso forlivese, morto nel 1925, ma lasciano intravedere una storia associativa probabilmente iniziata molto tempo prima. La spilla, in particolare, rivela un elemento significativo: Pasqui era socio vitalizio del Touring.
La tessera reca il numero 37988 e l'intestazione della sede milanese di Corso Italia 10. Il nome del titolare è accompagnato dalle qualifiche di ingegnere, professore e commendatore, mentre il domicilio indicato è Forlì. In alto a destra compare una fotografia di Pasqui in età avanzata, con baffi, abito scuro e papillon. Nella parte inferiore si riconosce la sua firma autografa, accanto a quella del direttore generale dell'associazione.
I tre bollini applicati sulla tessera sono relativi agli anni 1921, 1922 e 1923. Non indicano necessariamente la data d'ingresso nel Touring, ma documentano l'appartenenza di Pasqui in quel periodo. Quando fu applicato il primo contrassegno, l'ingegnere aveva già settantacinque anni. Due anni dopo ne aveva settantasette. Morì nel 1925, dopo aver attraversato quasi ottant'anni di storia italiana, dal Risorgimento all'affermazione della società industriale.
Il Touring Club Italiano era nato a Milano l'8 novembre 1894, inizialmente con il nome di Touring Club Ciclistico Italiano. A fondarlo furono cinquantasette appassionati della bicicletta, tra i quali Federico Johnson e Luigi Vittorio Bertarelli. La bicicletta rappresentava allora uno dei simboli della modernità: consentiva spostamenti autonomi, favoriva la conoscenza di luoghi lontani dalle principali linee ferroviarie e apriva nuove possibilità di esplorazione del territorio. Il Touring si proponeva di assistere i ciclisti, fornire carte e itinerari, migliorare la segnaletica e diffondere informazioni utili ai viaggiatori.
L'associazione si sviluppò rapidamente. Nel 1901 assunse il nome di Touring Club Italiano, ampliando i propri interessi oltre il ciclismo. Alle biciclette si affiancarono progressivamente le automobili, mentre guide, carte geografiche, riviste e pubblicazioni contribuirono a diffondere una nuova cultura del viaggio. L'obiettivo non era soltanto favorire gli spostamenti, ma incoraggiare gli italiani a conoscere il proprio Paese, il suo patrimonio artistico, le città, le campagne, le montagne e le attività economiche.
Il successo fu notevole. Dai 784 soci del 1894 si passò a oltre ventimila nel 1900, a più di ottantatremila nel 1910 e a oltre centosessantaduemila nel 1920. Il Touring divenne una delle maggiori associazioni italiane, frequentata da professionisti, insegnanti, tecnici, imprenditori, commercianti e cittadini interessati ai viaggi e alla conoscenza del territorio. Non era un circolo riservato esclusivamente alle classi più abbienti: negli anni Venti la quota associativa ordinaria era di dieci lire annuali, una cifra pensata per favorire una partecipazione relativamente ampia.
Per un uomo come Tito Pasqui, agronomo, ingegnere, funzionario ministeriale e parlamentare, l'appartenenza al Touring appare coerente con una vita dedicata alla conoscenza e al miglioramento delle condizioni economiche e produttive del Paese. La sua attività professionale lo aveva portato a occuparsi di agricoltura, macchine, bonifiche, foreste, infrastrutture e sviluppo del territorio. Il Touring perseguiva finalità differenti, ma condivideva quella fiducia nell'utilità delle conoscenze tecniche e scientifiche che aveva caratterizzato tanta parte della cultura italiana successiva all'Unità.
Il rapporto tra viaggio e conoscenza non era secondario. Per gli uomini della generazione di Pasqui, osservare direttamente un territorio significava comprenderne le risorse, le difficoltà e le possibilità di sviluppo. Le carte geografiche, le guide e le informazioni sulle comunicazioni rappresentavano strumenti utili non soltanto al turista, ma anche a chi si interessava di economia, agricoltura e amministrazione pubblica. Non sappiamo se Pasqui fosse un ciclista, un automobilista o un assiduo utilizzatore delle pubblicazioni del Touring. La sua iscrizione, tuttavia, lo colloca all'interno di un'associazione che considerava la conoscenza del territorio una componente essenziale del progresso nazionale.
Particolarmente interessante è la spilla di socio vitalizio conservata insieme alla tessera. Si tratta di un distintivo ovale, con una cornice metallica dorata e una parte centrale smaltata di blu. Sul bordo compare la scritta «SOCIO VITALIZIO», mentre all'interno si riconoscono l'emblema del Touring, le iniziali TCI e i colori della bandiera italiana. Il distintivo richiama inoltre la denominazione originaria di Touring Club Ciclistico Italiano, mantenendo così un legame visibile con le radici dell'associazione.
La qualifica di socio vitalizio aveva un significato preciso: indicava una forma di appartenenza permanente, distinta dal normale rinnovo annuale, secondo le condizioni previste dallo statuto. Non era necessariamente un riconoscimento onorifico per meriti particolari, ma una specifica categoria associativa. La spilla di Pasqui testimonia dunque una condizione che non emerge direttamente dai tre bollini della tessera e costituisce un indizio importante per ricostruire la durata della sua adesione.
Resta però aperta la questione della data. Il Touring era stato fondato nel 1894, quando Pasqui aveva quarantotto anni ed era già un professionista affermato. Nulla esclude che vi avesse aderito nei primi anni di attività, oppure durante la grande espansione associativa del primo Novecento. Il distintivo di socio vitalizio rende ancora più plausibile un rapporto consolidato nel tempo, ma non consente di stabilire quando questa qualifica fosse stata acquisita. Per rispondere occorrerebbe consultare gli eventuali registri nominativi conservati nell'archivio storico del Touring Club Italiano.
La tessera presenta anche particolari curiosi che raccontano l'Italia dell'epoca. Accanto ai bollini figurano numerose pubblicità Pirelli, dedicate a pneumatici, tubolari, impermeabili, tacchi, gomme per penne e gomme per cancellare. È un piccolo catalogo della produzione industriale italiana dei primi decenni del Novecento, nel quale convivono oggetti destinati alla mobilità e prodotti di uso quotidiano. La presenza del marchio Pirelli mostra anche quanto il Touring fosse legato al mondo dell'industria e delle nuove tecnologie.
Un altro riquadro reca la dicitura «Informazioni per le dogane» e prevede l'indicazione della marca, del numero e del peso della bicicletta. Lo spazio, nel caso di Pasqui, non è compilato. Rimane però una testimonianza delle origini ciclistiche dell'associazione e delle necessità dei viaggiatori che attraversavano i confini nazionali. La tessera poteva infatti avere anche una funzione pratica, accompagnando il socio durante gli spostamenti e facilitando alcune operazioni legate al viaggio.
I bollini del 1921, 1922 e 1923 riportano infine il motto latino «VI ET MENTE», traducibile come «con la forza e con la mente». È un'espressione che riassume lo spirito originario del Touring, fondato sull'unione tra energia fisica, curiosità intellettuale e desiderio di conoscere. La bicicletta richiedeva forza e resistenza, ma il viaggio acquistava significato soprattutto attraverso l'osservazione e la comprensione dei luoghi attraversati.
Nel caso di Tito Pasqui, quel motto sembra incontrare alcuni aspetti della sua esperienza personale. Garibaldino in gioventù, studioso e tecnico negli anni della maturità, uomo delle istituzioni e autore di numerose pubblicazioni, aveva vissuto in prima persona la trasformazione dell'Italia da Paese prevalentemente agricolo a nazione impegnata nello sviluppo industriale e infrastrutturale. Nelle sue riflessioni sul progresso agricolo aveva più volte sottolineato l'importanza dell'intelligenza, della sperimentazione e delle innovazioni capaci di alleggerire la fatica umana.
La tessera e la spilla non permettono di conoscere quali viaggi abbia compiuto come socio del Touring, né quale parte abbia avuto nella vita dell'associazione. Aggiungono però un tassello alla sua biografia e documentano un'appartenenza che appare in sintonia con i suoi interessi culturali e professionali.
Rimane soprattutto una domanda: da quando Tito Pasqui era iscritto al Touring Club Italiano? I contrassegni conservati appartengono agli ultimi anni della sua vita, mentre il distintivo di socio vitalizio suggerisce un rapporto più antico. La risposta potrebbe trovarsi nei registri dell'associazione, in qualche elenco di soci o in documenti ancora da individuare.
Per il momento, questi oggetti restituiscono l'immagine di un uomo che, anche nella parte conclusiva della propria esistenza, continuava ad appartenere a una delle istituzioni più rappresentative dell'Italia moderna. Un'associazione nata dalla bicicletta e diventata protagonista della diffusione della cultura geografica, della valorizzazione del territorio e della conoscenza del patrimonio nazionale.
Due piccoli oggetti, una tessera e una spilla, raccontano così una storia che va oltre l'iscrizione a un circolo. Parlano dell'Italia che imparava a viaggiare e a conoscersi, e di un forlivese che aveva dedicato gran parte della propria vita allo studio, al lavoro e al progresso del Paese.

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